BUONGIORNO A TUTTI E BENVENUTI ALL’AMBULATORIO VOLONTARIO DI AGOPUNTURA!
Invitiamo i pazienti ad entrare, e ad accomodarsi sulle sedie all’ingresso.
A turno io o l’altro agopuntore chiediamo a una persona per volta di accomodarsi al tavolino dove abbiamo posizionato un computer, e iniziamo la nostra visita. Generalmente gli avventori quando si avvicinano tendono ad abbassare la voce, nella speranza di non farsi sentire dalle altre persone che attendono sulle sedie poco lontano. Uno stesso ambiente quindi viene vissuto in maniera tanto differente, in base all’uso a cui è stato destinato. Una stanza quadrata di 70mq diventa una clinica completa. C’è l’area “sala d’aspetto”, cioè quattro sedie accanto al portone d’ingresso, dove i pazienti si siedono ad attendere e parlano, anche a voce un po’ troppo alta a volte, scambiandosi informazioni sul terremoto e su chi, fortunato, è riuscito a rimanere nella propria casa, oppure chiedendosi tra loro dove Tizio e Caio siano stati trasferiti dalla Protezione Civile. Poi ad uno a uno si spostano un metro più in là, a sedersi accanto all’agopuntore. E i toni diventano sommessi, gravi, quasi da “confessionale”, perché cercano di esprimere il proprio stato di salute psicofisica senza farsi sentire da tutti gli altri. Una signora ha anche provato a farci notare, in maniera dolcemente imbarazzata, che sarebbe stato più opportuno fare la visita in una stanza a parte, per garantire la privacy. Noi agopuntori ci ritroviamo a rispondere tutti la stessa cosa, sorridendo: siamo già fortunati ad aver trovato questo spazio da utilizzare come ambulatorio!
Quando il medico finisce la visita, che consiste in una rapida anamnesi e l’esame obiettivo di lingua e polso, invita il paziente a sedersi su delle sedie sdraio di plastica posizionate oltre il paravento…lettini non ce ne sono, ci dobbiamo adattare! Il paravento ci convince che abbiamo cambiato stanza, e ritroviamo un nuovo ambiente dove alcune sdraio ci guardano ordinate, una accanto all’altra. Il paziente sceglie dove accomodarsi e scopre braccia e gambe dai vestiti per permettere al medico di posizionare gli aghi. Svestirsi totalmente non si può, sarebbe inappropriato. Anche perché ormai è ottobre, fa davvero freddo. Al massimo si può chiedere di scoprire la pancia.
Una volta posizionati gli aghi il paziente si rilassa, per il tempo necessario alla seduta. Intanto la sdraio accanto viene già occupata, perché l’altro agopuntore al di là del paravento ha finito la valutazione del paziente successivo, che si accomoda per sottoporsi allo stesso trattamento. Uno a uno gli avventori si ritrovano “infilzati” sotto delle coperte di pile, che li riparano dal freddo. E quindi si ritrovano ancora una volta a chiacchierare, con toni più rilassati, complici nel condividere un’esperienza diversa. Alcuni poi provano anche a lamentarsi del chiasso: c’è gente che vuole dormire!

Le storie dei pazienti

Le storie sono le più disparate. C’è chi ha vissuto il terremoto da molto vicino e ci racconta situazioni terribili, e chi lo ha vissuto da più lontano, ma approfitta comunque del nostro aiuto per risolvere quella patologia dolorosa che lo assilla da tempo. Più o meno tutti però condividono un sintomo comune, quasi solidale: un’insonnia da quella fatidica notte. E in questo noi ci sentiamo fortunati, perché seduta dopo seduta vediamo tutti i nostri pazienti migliorare.
Io non chiedo troppe informazioni sull’esperienza del terremoto, non voglio essere invadente. Alcuni però le forniscono ugualmente, e in maniera accorata. Si vede che non pensano ad altro. Una signora è preoccupata del fatto che le scosse, ancora presenti, non siano state definite dagli esperti “sciame sismico” ma come “repliche”. Ed è quindi terrorizzata dall’arrivo di nuovo terremoto catastrofico. Un’altra signora lamenta che non riesce a dimenticarsi del boato che accompagna il sisma. Lo sente ovunque ed è la cosa che la spaventa di più.
Mi ha colpito in particolare la storia di una signora che è venuta per la prima volta proprio il giorno del mio arrivo. E’ arrivata piegata in due, in atteggiamento antalgico per una lombosciatalgia acuta. Mi ha spiegato che le è comparso pochi giorni prima, quando, dopo l’ultimo sisma, si è convinta a dormire in casa (prima dormiva in auto), ma completamente vestita e pronta per fuggire se necessario.
E’ stato molto bello veder dipingersi sul suo viso la gratitudine giorno dopo giorno, quando, dopo ogni trattamento, il dolore progressivamente diminuiva e si risolveva.
Nonostante l’ambulatorio fosse gratuito, le persone hanno fatto di tutto per ripagarci del nostro lavoro: a fine settimana ci hanno regalato i prodotti della loro terra, per farci ricordare di loro. E come dimenticarli…io a fine esperienza potevo lasciare quel luogo pieno di paura dove la terra tremava tutti i giorni, mentre loro rimanevano lì, sperando tutti i giorni di poter mettere la parola fine a questa storia.

Dott.ssa Maria Letizia Barbanera
Tutor A.M.A.B. – Associazione Medici Agopuntura Bolognesi
Socio AGOM- Agopuntura nel Mondo