17 agosto 2018- Partenza del secondo team AGOM- Loredana Cavalli e Tiziana Cavalli

Missione AGOM, agopuntura in Kerala 2018, secondo team. 

Con l’intera India ed in particolare il Kerala in pieni tifone, alluvione, monsone, le dottoresse Loredana e Tiziana Cavalli questa notte hanno preso il volo da Malpensa per darci il cambio e mettersi al servizio al St. Joseph Hospital di Manjummel. Non potranno sbarcare a Cochin come da programma, dato che l’aeroporto è alluvionato. Sbarcheranno a Trivandrum, dove ci siamo imbarcati noi due giorni fa, e poi raggiungeranno Cochin. Dunque anzitutto un viaggio nel Kerala in stato di emergenza. Gran bell’avvio della loro missione AGOM, che non potrà che rivelarsi una meraviglia, impegnativa meraviglia. 
Complimenti davvero alle due gemelle, buon viaggio e buon servizio, e portate il nostro più caro saluto a Suor Philomine.

Un grande in bocca al lupo a Tiziana e Loredana Cavalli che nonostante il maltempo, il tifone, il monsone, sono in partenza per il Saint Joseph Hospital – Kerala – India.

Un grande Grazie da parte di tutta AGOM per questa missione! Buon viaggio!

17 AGOSTO – Pensieri prima della difficile partenza

Smonto dalla notte di guardia -la quarta in 2 settimane-, iniziano i preparativi per le ferie tanto attese (ultima breve vacanza due anni e mezzo fa). Questa “vacanza” sarà in realtà una missione AGOM di due settimane, ma tant’è, la gioia è grande, finalmente un viaggio con mia sorella, non ci vediamo mai… e poi non siamo mai state in India!!
D’accordo, è venerdì 17, ma che sarà mai, mica siamo superstiziose. Ci avviamo in auto da Mantova a Milano Malpensa con largo anticipo per imbarcare i bagagli. Sappiamo che l’ alluvione che ha devastato il Kerala nei giorni scorsi ha bloccato l’aeroporto di destinazione a Kochin. Quindi col secondo volo da Muscat atterreremo a Trivandrum, appena… 200 km dall’ospedale dove presteremo servizio di agopuntura. Ci comunicano che a causa di un tifone il primo volo ha un ritardo di oltre 3 ore…in pratica quanto basta per perdere la coincidenza a Muscat. A questo punto dobbiamo scegliere, e alla svelta prima che chiuda il gate: imbarcarci comunque sapendo che gli scali diventano 3 e che arriveremo con 2 giorni e mezzo di ritardo, oppure rinunciare a tutto, rimandando o annullando il viaggio. Io però non posso chiedere di prolungare le ferie a settembre, il mio reparto dell’ospedale di Mantova ha bisogno di chirurghi, e già siamo pochi. Va bene, esclamiamo all’unisono io e Loredana di fronte al gentile e paziente operatore del check-in: affrontiamo quest’ avventura!! In fondo, quando ci ricapita??!?

18 AGOSTO 2018 – Viaggio e emergenza

Ogni missione assume una sua specifica forma, un suo modo.
Questa missione AGOM non era orientata a trattare persone colte da qualche cataclisma. Non vi era “emergenza”. Era prestare servizio in un piccolo ospedale indiano dove una suora già praticava agopuntura e gradiva, necessitava, sostegno. Era la prima volta che AGOM operava inquadrata in un ospedale in terzo mondo . Poi ci ha pensato il monsone, che da un giorno con l’altro e senza più tregua ha iniziato a soffiare e sbuffare e a precipitare acqua su acqua, da cento anni nessuno lo ricorda così. Ci han poi pensato le dighe, 35, aperte in un sol colpo, ad incrementare il disagio. Loredana e Tiziana Cavalli, le due dottoresse del secondo team di AGOM non si sono fermate. “Se ora c’’è l’emergenza vogliamo andare ancora di più, vogliamo partire”. E così han preso quel primo volo Diretto a Muscat, e poi Doa e in serata dovrebbero finalmente arrivare a Trivandrum, poi in auto fino a Cochin. Sappiamo come sia lunga, l’abbiamo appena fatta anche noi. Nel mentre la pioggia scendeva incessante. Solo oggi, ci scrive Father Tony, inizia a rallentare la sua danza battente. Presto forse torna il sereno. Speriamo. Ti aspettiamo sole. È tempo che ti ricordi dell’India e ritorni a risplendere.

 

23 agosto 2018

Missione AGOM in Kerala, secondo team.

Le prime due giornate presso il reparto di Agopuntura del S.Joseph Hospital sono state ricche di emozioni.

L’accoglienza di Sister Philomine e delle sue giovani collaboratrici, e la loro disponibilità a condividere tecniche e approcci diversi, hanno favorito l’instaurarsi di un bel rapporto tra noi e lo staff ospedaliero, nonché con i malati. 
La calma, la pazienza, l’ordine e l’autodisciplina di tutti, qui in India, sono elementi che hanno molto da insegnarci, e spiegano come sia possibile che di fronte a cataclismi come l’alluvione che ha determinato 600 mila sfollati e oltre 320 morti, la popolazione mantenga una dignità, un coraggio e una compostezza che rasentano l’incredibile, e che traspaiono attraverso il loro dolce sorriso. Ben accolti sono stati gli aghi somatici proposti da queste due dottoresse italiane, così simili e curiose, che fanno tante domande, confidando nella pronta traduzione da parte dello staff e, ove questa non bastasse, nella loro italianissima gestualità.

23 AGOSTO-Paul 

Indimenticabile il caso di Paul, un signore che a 71 anni ha già sperimentato i danni di due ictus -l’ultimo un mese fa-, una cardiopatia ischemica ed aritmica trattata con bypass e pacemaker. Arriva camminando a passi piccoli e incerti con il sostegno della moglie Lilly alla sua destra, il lato dell’emiparesi. Il suo più grosso cruccio è l’afasia motoria: capisce tutto ma non riesce a parlare; l’unica parola che sussurra, a fatica, è il nome di sua moglie, Lilly.
Il trattamento di ieri, 22/08, ha lavorato sul Dumai e sul sangue, per agevolare la messa in moto della circolazione di qi e xue. Stamattina Paul arriva stanco e triste, con qualche linea di febbre. La moglie ci dice che le sembra un po’ più sciolto, peccato che questa febbre lo abbia debilitato. Lo guardiamo respirare disteso sul lettino, gli arti lunghi e sottili, l’addome un po’ disteso, il torace…immobile! codeste scarse escursioni respiratorie indicano di certo una ridotta mobilità del diaframma. Forse ha un addensamento polmonare alla base della febbre, ci diciamo. Sblocchiamo il diaframma!! -diciamo in coro a suor Philomine-. Pungiamo Ren17, e aggiungiamo i punti antifebbrili, Du14, LI4, LI11; Ren23 per restituirgli vocalità. 
Sul lettino vicino si stende un altro paziente. Mentre lo esaminiamo, sentiamo Paul tossire con vigore. Ci giriamo per controllarlo, e lui annuisce con la testa alla domanda di Tiziana “Are you ok?”, lo sguardo vivo, il volto sereno. 
Nel frattempo ci dedichiamo ad altri malati. Dopo circa 20 minuti torniamo nella stanza dove avevamo lasciato Paul e, incredule, lo vediamo in piedi che sorride e scambia battute con le infermiere. Sopraggiunge subito Sister Philomine, e sorride anche lei. Le diciamo: “Paul seems better, doesn’t he?” Lei si rivolge a lui nella loro lingua, chiedendogli come stia. Lui risponde con una voce sottile ma sicura, negli occhi il ritorno dello Shen. “He is saying that he feels better!” ci dice lei. Prima di uscire, la moglie commossa ci cerca per ringraziarci. “You are welcome, and you have not to thank us, we just helped his diaphragm to work better…”, le diciamo.
E fuori dall’ambulatorio, ecco assemblarsi un certo numero di parenti e amici dei ricoverati, incuriositi dall’agopuntura e pronti a chiederci se possono essere trattati…

24 agosto 2018

Missione AGOM Kerala 2018- secondo team
Anche oggi piccole grandi gioie. 
Come nel caso di questo bimbo iperattivo di 7 anni, che per la sua vivacità e propensione a litigare con i fratelli viene punito anche fisicamente dai genitori. Spaventato dagli aghi, ha accettato di buon grado la nostra proposta di sottoporsi al massaggio Tuina. L’eccesso di yang viene spazzato via assieme alle cattive abitudini, come i videogames serali che rendono difficile prendere sonno. “Adesso mi sento più rilassato, anzi ho voglia di dormire. Oggi pomeriggio giocherò a pallone con gli altri bambini, non con il telefonino. Non dirò più parolacce, lo prometto”.

28 agosto 2018 – Sinu-aggiornamento

La voce di Tiziana e Loredana risuona entusiasta dal Kerala. Il lavoro procede bene e hanno una sorpresa per noi. Sinu, il ragazzo che avevamo trattato perchè affetto da clonie tali da impedirgli di riuscire a mangiare da solo, di stare fermo, e quasi di camminare tanti scossoni che aveva, è tornato per una visita di controllo e di stabilizzazione dei risultati. “Sta fermo! Ragazzi dovete vedere come è fermo! Vi mandiamo le foto”. Sorridiamo, il pensiero va dritto al Saint Joseph Hospital, ai malati che abbiamo trattato ed a quelli che stanno trattando ora loro. A Paul, migliorato dopo l’ictus, ai bambini, alle donne e poi Sinu. Quando un ragazzo come Sinu migliora, quando con qualche trattamento inizia a condurre una vita meno dolorosa e con un quotidiano più semplice, allora per un attimo, sai che hai avuto il dono di poter fare il Lavoro più bello, non ce ne è uno migliore, ora ne sei proprio certo. Abbiamo Bene in mente lo sguardo felice della Sua mamma, lo stupore della suora e delle infermiere nel vederlo migliorare ogni giorno, rapidamente. Oggi sappiamo che i risultati si stanno consolidando. Sta meglio. Tutto assume un nuovo senso, i colori dei nostri percorsi si amalgamano lievi. Grazie Sinu per averci dato
fiducia. Da tempo lo sappiamo, l’agopuntura sovente da risultati molto profondi, quando accade un bellissimo
senso di gioia ci pervade leggera.

29 agosto 2018 – Cilton 40 portati bene sul volto…

Kerala, missione Agom 2018, secondo team. Testimonianza di Tiziana e Loredana Cavalli

In questi giorni stiamo trattando casi clinici molto diversi. La maggior parte dei pazienti che arrivano a provare l’agopuntura al Saint Joseph Hospital sono soggetti fragili, che hanno spesso tante patologie croniche e hanno già provato vari tipi di cure, senza successo.

Il caso più incredibile per la sua complessità è a nostro avviso quello di Cilton, 40 anni ben portati sul volto. Il suo corpo, esile ed etereo, è una lamina di ossa fuse tra loro e violentate da un vento interno, la colonna vertebrale ridotta a un cordone rigido eppur friabile dalla base del cranio fino al coccige. Spondilite anchilosante, artrite reumatoide, tubercolosi ossea, malnutrizione severa, da 10 anni allettato. Pregresso intervento al bacino per lussazione coxofemorale. In famiglia tutti, fratelli, sorelle, genitori sono affetti da connettiviti. La recente alluvione gli ha sommerso la casa e portato via tutto, ci dice sua madre con un inverosimile sorriso mentre chiediamo di poter visionare una radiografia del torace. Accanto a Cilton è rimasta solo lei, che nonostante i suoi dolori artritici lo assiste in tutto; lo lava e gli dà da bere con l’imbuto: già, perché il dramma più terribile è che questo giovane, a causa dell’anchilosi di tutte le articolazioni, compresa la temporomandibolare, non riesce ad aprire la bocca; non può masticare, né ingerire medicine. Riesce appena a parlare, con fatica, per raccontarci quanto dolore gli procuri qualsiasi movimento degli arti o del capo. La prima domanda che il nostro cervello ha potuto formulare è stata: come ha potuto resistere 10 anni in queste condizioni, senza mangiare, senza muoversi, senza una piaga da pressione malgrado qui in India i letti siano rigidi e non esista il materasso antidecubito? Quali sentimenti affolleranno il Cuore di quest’uomo, in tutto dipendente da altri, che durante la visita non chiede niente né versa una lacrima, pur essendo visibilmente sofferente? Ci guarda come incuriosito, mentre armate di piccoli aghi lucenti cerchiamo in quelle articolazioni deformate i reperi ossei degli agopunti. È pelle e ossa, la testa incollata al collo e sospesa al di sopra del letto, spalle magre, ipomobili, dolorabili. Io e Loredana ci guardiamo in cerca di confronto. Ha il fuoco nelle ossa! Anche se non può mostrarci la lingua è evidente che ha una montagna di calore tossico nelle cavità ossee, dove l’organismo mette in latenza i problemi che si riserva di affrontare quando le condizioni generali lo consentiranno. Prima il fattore genetico ereditario, poi l’infezione tubercolare, poi l’artrite autoimmune, a cui si aggiunge il fattore climatico – eccessiva umidità. L’allettamento obbligato e l’impossibilità a nutrirsi fanno il resto. È un disastro, un caso disperato. Non per questo lo abbandoneremo senza tentare di dargli un po’ di sollievo. “We want to help you open your mouth”, gli diciamo. Ci risponde come può, con il più grande dei Stesuoi sorrisi, denti bianchissimi e dritti – almeno loro. E questo ci basta. Partiamo con il trattamento.

29 agosto 2018 – Stella sguardo sofferente ma dolcissimo

Le giornate qui in Kerala scorrono veloci. Al mattino 12-15 persone si susseguono, in attesa di essere viste e trattate. Attendono con pazienza, fiducia e gratitudine, il proprio turno, sorridendo al passaggio di ogni membro dello staff sanitario, noi comprese. 
Dopo la seduta, alcuni di loro si trattengono, insistono per parlare con noi, e per chiederci: “What can I give you, as a gift?” 
Non preoccupatevi per noi, amabili abitanti del “God’s own country”, siamo qui per voi! “Just pray for us, please, when you want.”
Oggi per esempio, questa domanda ce l’ha rivolta Stella, una bella signora sulla sessantina, qualche capello bianco, gesti eleganti, sguardo sofferente ma dolcissimo. Stella ha una ulcera cutanea alla caviglia sinistra, così profonda da esporre le carni e da renderle faticoso e dolorosissimo il cammino, ancorchè con deambulatore. Giunge serena in carrozzina, spinta dell’anziano premuroso marito, che ogni mattina resta ad attenderla seduto nel corridoio. È da un anno che, in seguito a un trauma, si porta dietro questa lacerazione, sottoponendosi a continue, forse inadeguate medicazioni, che le hanno fatto purtroppo estendere il letto dell’ulcera.
“L’agopuntura non può colmare il vuoto dovuto alla perdita di tessuto. Può però sostenere il circolo sanguigno e linfatico, apportare energia e sangue, e stimolare il trofismo della cute agendo sulla microinnervazione”, diciamo a sister Philomine e alle infermiere. E allora: Milza 6, 8,9 e 10 per rinforzare i vasi e la circolazione, Grosso Intestino 4 come punto analgesico, perchè sopporti gli aghi disposti attorno alla lesione. Durante la seduta, riposa. Quando poi, rimossi gli aghi, è il momento di bendarla, Tiziana insiste: “Con tutta questa fibrina non guarirá mai. Disinfettiamo con lo iodopovidone che abbiamo portato e facciamo un po’ di debridment!” E Stella sopporta, non senza qualche piccolo grido soffocato di dolore. In India non si usano anestetici. Stella si accontenta della compressa di paracetamolo italico che le porgo, assieme a un bicchiere d’acqua, e di stringere la mia mano. 
Alla terza seduta, controlliamo la lesione: va molto meglio! Il tessuto esposto è più vascolarizzato e l’ematoma perilesionale si è assai ridotto.
Loredana e Tiziana Cavalli