La pace e la quiete di queste giornate senza tempo che scivolano via veloci e lievi distende ogni tensione.
Restando sul proprio ritmo, senza il timore di come fare a trattare tutti i malati che stanno arrivando che ogni tanto subdolo ti coglie apportando confusione. Stando in se stessi, lenti e costanti, pian piano si punge di lettino in lettino e ognuno è trattato. In questa lenta cantilena di aghi porre attenzione sempre al malato. La lingua diversa non accorre certo in aiuto, guardalo bene, non ti dimenticare di lui, altrimenti non saprai più quando togliere gli aghi.
Per il resto, fluisci. Scorri nella pace delle tue corde più interne. Sei qui al servizio ma non dimenticarti di te, prenditi cura di te, rigenerati. Milano e la sua confusione già batton sull’uscio. Respira l’immobilita dei tempi remoti, così attuali qui in Nepal. Fai il tuo lavoro sorridendo a te stesso ed al mondo, se sorridi sei bravo di più. Se sorridi guarisce di più, chiunque egli sia. Apriti, espandi il torace, nutriti di pace e armonia e fanne tesoro. Resterà in te. Già è in te. Accoglila. Tesautizzala, proteggila. Stai bene.