Ai margini delle Missioni AGOM a Timor Leste, 2017 – 2019  

Gnam gnam

di Carlo Moiraghi

Makasar è la terra antica. La abitiamo solo noi due, io, Lafaek, grande grosso e felice, e Ramalao, mio fratello maggiore, grande grosso e feroce, il vulcano.

Poi arrivano altri animali, la pecora, il maiale, il cane, gnam gnam. 

Io sono il cocco, il coccodrillo. Non arriva più nessuno e a me viene una gran fame. Mi sento male. Esco dalla palude in cerca di cibo, ma niente, non passa nessuno. Mmmm…

Ho fame e sete. Per mesi pancia vuota ma vuota, ormai sto per morire. Passa una bambina che va al pozzo. “Come stai, nonno, sei stanco?”. Depone la giara, mi prende in braccio che quasi non respiro più e mi porta fino al mare. Mi adagia nell’acqua, grazie figliola. Fra le onde e i pesci mi riprendo e ritorno Lafaek, l’invincibile. “D’ora in poi noi due siamo amici per sempre”, dico riconoscente alla bambina, “Quando vuoi chiamami forte e arrivo subito. Ora saltami in groppa”. Con a cavalcioni la mia piccola amica scorrazzo per gli stagni e per i campi, poi mi tuffo e gli mostro il mio mare e i suoi segreti, gli spiego tutto quanto so, di qui e di là. Passiamo insieme giornate lievi come piume di passero. Poi mi vengono i brutti pensieri. Mmmm…

Una volta ero libero e tutti mi portavano rispetto, ero il capo assoluto, ora questa bambina mi cavalca e comanda come fossi un somaro. Mmmm…

Ieri mi sono pure steso a passatoia sul fiume in piena perchè lei rientrasse al villaggio senza rischi, uno zerbino per il suo bel faccino. Mmmm…

Io sono Lafaek. Gliela faccio vedere io, in un sol boccone. Mmmm…

Meglio chiedere consiglio agli amici. “Ciao delfino, si può tradire un’amica?”, “Mai”, risponde lui e con due colpi di coda se ne nuota lontano. Esco dall’acqua e domando al bufalo: “Posso fare del male a chi mi ha fatto del bene?”. “No di certo, vergogna Lafaek”, mi sento rispondere, e trotta via rapido. Neppure lui si fida più di me. Pongo la stessa domanda alla cavalletta e alla farfalla: ”Quella ragazzina ti ha salvato la vita, tu non puoi darle la morte”, e via che saltano e svolazzano fra i rami più alti. Mmmm…

Gli amici mi abbandonano però con loro si portano via anche i miei cattivi pensieri, meno male, ritorno sereno. Adesso so cosa fare. Prendo in groppa la piccina e me la porto a spasso, la faccio divertire, come fanno i nonni con i nipotini sulle spalle, poi le parlo. “Sai cara, ormai sono vecchio e a volte mi confondo. L’altro giorno ho persino pensato di sbranarti, poi la mattana è passata. Con l’aiuto di veri amici ho ritrovato la strada maestra. Presto andrò lontano, nipotina mia, farò un lungo viaggio. Di tutta l’antica terra di Makasar sono rimasto solo io. Da tempo anche mio fratello Ramelao si è addormentato. Non erutta più nulla, non fa neppure cenere, si è ridotto a un monte spoglio. È tempo che lo rifaccia io il mondo. Quanto ti ho mostrato è tutto per te e un giorno sarà per i tuoi figli e poi per i loro figli”. La mia brava bimba ringrazia e se ne torna a casa sua. Nel cielo le nuvole bianche galoppano come i puledri sull’altopiano. È il tramonto più rosa e arancione che io ricordi. Poi il cielo si fa rosso come il fiore dell’ibisco e lento cede al viola e allo scuro. Con la notte viene il vento e con il vento viene il temporale. Queste piogge sono le prime carezze dell’agognato monsone, il grande padre è in arrivo. Immobile sul limitare dell’amata fanghiglia mi godo il ribollire delle miriadi di gocce grandi come semi di palma. Sembrano sassate, una tempesta che cozza contro la mia forte corazza, è un massaggio, è un messaggio, è un canto e le palme al vento fischiano di sottofondo. L’esistenza è semplicemente meravigliosa. La mia vita lo è stata. È il momento opportuno. In pace mi accommiato dal vivere, prendo a morire. Mi trasformo, era ora. Il mio corpo piano piano si fa come la foglia caduta dal ramo, si secca, però resta solido e stagno come sono sempre stato. Rinasco nelle forme di quest’isola che porto nel cuore e del mio mare. Il mio grande dorso diventa Matebian, la montagna. Le mie zampe tornite si fanno le colline erbose e le valli di Venelali e le accoglienti insenature sabbiose dell’ampio golfo di Dili. I miei denti aguzzi divengono le rocce a picco sull’oceano più aperto, Tasi Mane, il Mare Maschio, l’Elefante, sempre arrabbiato a occidente. Sono io Timur, Lafaek, nonno coccodrillo, testa a oriente ovviamente. Noi cocchi guardiamo il sole dritti negli occhi, e dal mio sguardo nasce la Tartaruga, il placido mare orientale, Tasi Feto, il Mare Femmina, le cui acque cristalline hanno i riflessi verdi e gialli dei miei occhi.

Accadde un tempo lontano e da allora i mille alligatori miei nipotini popolano i mari e gli stagni di Timur e vivono in pace con la generosa gente di quest’isola, perché sono miei nipotini pure loro, i mille figli e le mille figlie di quella mia bella bimba. In questa terra del colore smeraldo della mia groppa i coccodrilli e le persone sono parenti stretti e lo sanno. Quando si incontrano si fanno le feste. In tutto il mondo accade unicamente qui, e accade per fare onore a me, Lafeak. Poi l’uomo, da par suo, ha preteso di dividermi in due, Timur Leste e l’indonesiana Nusa Tenggara Orientale. Niente da fare, quest’isola vive unita. È intatta e così resterà per sempre perché io sono integro. Mmmm…

Se non mi credete venite qui a vedere. Controllate pure però vi avverto carini, se non parlate spedito il Tetu o il Makasae o il Kairui o il Waimua o il Mediki, mi domando chi voi siate e da dove veniate. Mmmm…

Comunque non siete timoresi, io non sono vostro nonno e state ben sicuri che per mare e per terra vi acchiappo senza scampo, e gnam gnam.

Di recente sono pure passati di qui questi quattro tipini pallidi come l’albume delle uova. Vengono da lontano, sostenevano di curare la mia gente pungendola qua e là con degli aghetti sottili e i miei nipotini si mettevano in fila fiduciosi. Missione AGOM 2017 la chiamavano. Mmmm…

Venite pure a tuffarvi in queste mie acque chiare, bei dottori, rinfrescatevi un poco nel nostro oceano mare. Ve la diamo noi alligatori la cura adatta a voi, con questi nostri candidi e luccicanti, acuminati aghetti naturali. 

Evviva, vedo che state per tornate, la Missione AGOM 2019 è in programma. Vi aspettiamo a bocca aperta in questo blu dipinto di blu nel blu. Noi cucchi siamo socievoli e ospitali, impazienti e curiosi di conoscervi, cicci cari. Faremo amicizia a modo nostro, gnam gnam.