Percorsi indiani con AGOM, Agopuntura nel Mondo (1)

Da Calcutta a Vailankanni

di Paola Poli e Carlo Moiraghi

Come sempre la fine è l’inizio. Quasi mai lo si sa prima, il percorso lo si scopre pian pano vivendo, è la sua natura.

Partii da Vailankanni dieci anni fa pensando di aver vissuto un mese speciale e che mai vi sarei ritornata. Mi ci aveva portata una calamità naturale. Improvvisa era stata la mia partenza. Uno spaccato nel mio presente, un tempo fuori dal mio quotidiano. Lo tsunami aveva distrutto, portato via, annientato migliaia e migliaia di persone sulla costa indiana orientale. Sono medico, sono partita tutto qui.

Anni dopo però, quasi per caso, mi sono ritrovata a fare agopuntura a Calcutta. Io e Carlo abbiamo avuto il permesso di lavorare a Kalighat anche perchè abbiamo raccontato di quella mia prima esperienza. Da inesperta che ancora ero e per l’ assenza di medicinali allopatici, avevo fatto agopuntura qui in India e poi è successo di nuovo, non più da sola, Carlo al mio fianco. Insieme è diverso. Insieme fa meno paura. Insieme è completo. Stagione dopo stagione abbiamo punto a Kalighat i bistrattati di ogni tempo. I più poveri dei poveri. Da loro soprattutto abbiamo imparato. Con quegli occhi grandi e i sorrisi pronti ci hanno insegnato a essere umili, aperti, disponibili, ad abbracciare la vita in tutte le sue forme e in tutti i suoi modi. Abbiamo provato a curarli, sperando davvero di riuscirci e qualche volta è successo, e allora è stata una festa, gioia vera. Le suore guardinghe, quasi ostili in quel nostro principio, pian piano ci hanno dato fiducia. Abbiamo trattato anche qualcuna di loro, due giovani suore aperte, col cuore grande e la fatica addosso. Sono sempre al servizio, ti insegnano a servire. Sono vive e determinate, costrette nei rigidi limiti dell’Obbedienza. Sono Missionarie della Carità, un Ordine duro. A casa tornano cinque giorni ogni dieci anni. Vivono spostandosi dove c’è bisogno, curando e accudendo i disagiati del mondo. Vengono sposatate senza preavviso, Asia, Africa, America latina, la terra è grande, i poveri tanti, fai la valigia, tra due giorni vai.

Avevamo la stima di alcune, la fiducia di molte.

Pensavamo Kalighat fosse insieme percorso ed arrivo. Stavamo costruendo un porto sicuro, un luogo lontano dove con calma e passione abbiamo introdotto l’agopuntura. Passo dopo passo, viaggio dopo viaggio.

Torniamo a Kalighat, pronti a vivere gli alti e i bassi che caratterizzano questo luogo del vivere impregnato del morire, pensando che vi saremmo stati accolti. Telefonate ed accordi erano stati numerosi e fattivi. Siamo partiti in quattro, c’era forse la possibilità di andare a lavorare anche in un’altra casa di Madre Teresa, sempre a Calcutta, Prendam.

La vita è meravigliosa, inaspettata, varia, decisa. Le suore di Kalighat erano quasi tutte nuove e la loro distanza dall’agopuntura manifesta. I pazienti si facevano trattare contenti ma poi le limitazioni sono divenute muri alti. Ci sembrava di imporci. Varie suore temevano gli aghi, pensavano provocassero dolore ai pazienti. L’obbedienza alle superiori diveniva per loro fatica reale. Abbiamo fatto un passo indietro, lasciato la loro casa, siamo andati via da Kalighat e dal cuore pulsante dell’India, Calcutta per dare alle esperienze il tempo di decantare e per tornare qui a Kalighat in maggiore armonia.

Sr. Mercy Maria durante il momento dell’accoglienza ai volontari ci aveva stupito dicendoci «Sono felice che siate qui ma il vostro prossimo viaggio dovrà essere a Lourdes, dovete andare a Lourdes». Ne abbiamo parlato, quando le suore danno un’indicazione precisa è difficile che siano in errore. E così scrivo, appena lasciata Calcutta, il nostro presunto presente e il nostro sognato futuro, seduta a Vailankanni, il mio passato che è ora un nuovo inizio. E qui ritorno al Puntita Arokia Matha Hospital dove nessuno si ricorda di me e ci presentiamo. Siamo Paola e Carlo, siamo medici, curiamo con l’agopuntura. Dopo una sincera riflessione, superata la naturale resistenza iniziale ad affidare i propri pazienti a due perfetti sconosciuti, la suora ci dice va bene, se volete, provate. Siamo accolti di nuovo. Così trattiamo il nostro primo paziente con cura ed amore e ancora non ricordiamo che Vailankanni è risaputamente chiamata la Lourdes dell’India. Lo leggiamo per caso solo a fine giornata e ci guardiamo negli occhi sorridendo piano, forse siamo arrivati, speriamo.

In chiusura, un ringraziamento. Gli aghi monouso che abbiamo usato in questo viaggio indiano di volontariato in agopuntura, sia a Calcutta che a Vailankanni, sono stati gentilmente donati da GMT 2000 ad Agom, Agopuntura nel Mondo. In particolare un caro grazie ad Andrea Paroli.