Percorsi indiani con Agom, Agopuntura nel Mondo (2)

Agopuntura a Vailankanni

di Paola Poli
Lungo la costa indiana orientale, 350 chilometri a meridione di Madras, Vailnkanni è un paesino di poche migliaia di abitanti, qualche stradina alle spalle dell’orizzonte verde smeraldo del Golfo del Bengala, palmizi a perdita d’occhio.

Si racconta che dal sedicesimo secolo la Madonna è apparsa in questi luoghi, in terra e in mare, e vi ha compiuto atti miracolosi.

Famiglie e tribu’, cristiani e indù e mussulmani ed altri credenti convergono qui ogni giorno. Si prostrano fianco a fianco e pregano la Madonna della Salute, implorano i suoi miracoli, nell’apposito museo se ne certificano numerosi. Se transiti di qui alla prima settimana di ottobre di certo non trovi una stanza libera, neppure un posto al ristorante o in treno o un taxi o un toc toc, e neppure riesci camminare per la strada. Sei immerso infatti in varie centinaia di migliaia di persone. Vailankanni infatti è un luogo santo e dal 29 settembre all’8 ottobre si celebra The Feast of the Nativity of Mary, insomma il Festival di Vailankanni.

 

“L’arrivo alla stazione di Vailankanni è stato emozionante. Ero stata qui dieci anni fa a fare volontariato con agopuntura per lo tsunami e i ricordi galoppano veloci.
Per la prima volta ho visto Vailankanni vivere, piena di colori, negozietti, case, casette di paglia dei pescatori sulla spiaggia, alberghi nuovi, solo qualche vecchia maceria nascosta residua qua e là, ma in disparte, ora il centro è vivo. Ai tempi dell’onda le persone rifugiate nelle bianche cattedrali di Velankanni si sono salvate. La fama di questo paesino piccino piccino, da secoli luogo di culto cristiano, si è così ancora accresciuta, i pellegrinaggi pure.”

 

Oggi le suore del Buon Soccorso ci hanno accolto con semplicità in un ospedale sobrio e silenzioso. Sulle prime hanno avuto grossi dubbi circa l’opportunità di inserire l’agopuntura tra le terapie. Le suore sono infatti cambiate da quando anni fa Paola praticava l’agopuntura in questo ospedale, queste allora non c’erano e non lo sanno neppure. In ogni caso dopo qualche istante di riflessione hanno aderito alla nostra proposta. E’ successo come alcuni anni fa quando avevamo proposto l’agopuntura alle Missionarie della Carità di Calcutta, dapprima le incertezze, poi l’assenso. Domani mattina alle dieci iniziamo a mettere gli aghi, ma siamo in prova, si vedranno i ritorni.

 

La spiaggia di Vailankanni è arena fine, cosparsa qua e là di residui di plastica davanti al paese. Gli indiani ci fotografano. Siamo gli unici occidentali in tutta Vailankanni dintorni compresi e facciamo la nostra figura. Cammini lungo la riva cinque minuti e i rifiuti svaniscono, non c’è più nessuno, rimane il mare, verde e sabbioso. Prima che il sole tramonti ci immergiamo lenti, ci addentriamo nel mare con l’acqua che rimane alla vita, l’Oceano Indiano ci accoglie, tiepido amico. E poi ci sono gli uccelli, il falco scruta instancabile, il corvo si guadagna furbesco uno stentato boccone, la macchia candida degli aironi immobili nell’acquitrigno alle spalle d’un tratto dispiega ali e corpi affusati che planano via. I nostri cieli ne sono ormai spogli e un cielo privo di voli è un cielo vuoto, orbo, monco, azzoppato. Sull’arenile una macchia scura là in fondo, la carcassa di una grande tartaruga di mare. Ieri non c’era, ha una zampa tagliata netta da un’elica, i corvi zampettano intorno e fanno banchetto. La vita prosegue, alimenta se stessa, c’è pace qui intorno.

 

Quando trattiamo con gli aghi una suora ci aiuta per la lingua, ma per il futuro dovremo imparare un po’ il Tamil. La situazione è molto diversa da Kalighat, la Casa delle suore di Madre Teresa di Calcutta. Qui abbiamo un ambulatorio riservato a noi, al contrario, alla Casa delle Missionarie della Carità di Kalighat facevamo i trattamenti direttamente sulle brandine del padiglione comune. I pazienti che visitiamo qui non sono defedati e per lo piu’ neppure gravemente malati come i degenti di Kalighat, sono simili a quelli dei nostri studi italiani. Qui la cura allopatica che va per la maggiore sono le vitamine, cerchiamo quindi di dare il nostro contributo. Abbiamo visto casi di anemia e di ipotensione arteriosa, l’infermiera misurava la pressione dopo il trattamento per verificare i miglioramento. Che tipa! Per fortuna abbiamo superato l’esame e la pressione arteriosa dei pazienti risaliva, quindi torneremo domani mattina.

 

A Velankanni le giornate trascorrono intense. Lavoriamo al Punitha Arokia Matha Hospital ed al suo dispensario, l’ambulatorio, lungo la maestosa via crucis perennemente affollata di pellegrini in preghiera. Lavoriamo anche al Punitha Arockia Annai Health Centre, un altro ambulatorio nei pressi della chiesa più grande di Velankanni. Abbiamo preso accordi per lavorare la prossima volta, fermandoci un periodo più lungo, all’Ospedale Governativo di Velankanni e forse anche all’Ospedale Governativo di Tripundi, paesino a pochi chilometri di distanza da Velankanni. Ci ha fatto molto piacere che molte suore ed infermiere abbiano voluto essere trattate con gi aghi, per lo più per cefalee e dolori muscolari. Anche il dottore dell’Ospedale ci ha chiesto un trattamento per epicondilite, poi migliorata. I pazienti erano in vuoto di sangue e di soffio, i sintomi riferiti soprattutto lombalgie e dolori muscolo-scheletrici, riniti, cefalee, dolori mestruali, vene varicose, diabete. Fermandoci solo pochi giorni non abbiamo potuto trattarne molti, era un viaggio conoscitivo. Abbiamo anche avuto modo di prendere i primi contatti anche per un eventuale periodo di lavoro a Madras, dove però le suore al momento chiedono lunghi tempi di permanenza, qualche mese, se qualche collega è interessato ci contatti.

Piano piano AGOM mette a punto i luoghi. Piano piano i colleghi mettono a punto i tempi dei loro futuri viaggi. Piano piano volontariato ed agopuntura in terzo mondo si diffondono. Evviva.

 

La topografia delle grandi candide cattedrali di Vailankanni disegna sul suolo una immensa croce Cristiana. Nell’abisde della principale delle basiliche situata alla testa di questa croce, il Santuario di Vailankanni, è posta l’aurea figura della Nostra Signore della Buona Salute, sommersa di cori sacri, incoronata di fiori, venerata e impetrata ogni anno da folle di milioni di devoti.

Quando vi siamo giunti, dopo un lungo stancante viaggio provenienti da settentrione, da Calcutta, non ci ha parlato, eppure giorni dopo, la sera prima della nostra partenza, la luce del Santuario brillava e l’aria palpitava insieme al sari dorato della Madonna, e noi pure. Vailankanni, Holy Place.

 

“Tornare a Vailankanni per me è stato profondamente significativo. Nella mia mente le immagini della tragedia ne coprivano ogni bellezza ma non solo. Il vero dono di questo mio ritornare a Vailankanni è stato ritrovare alcune persone di cui mi ricordavo e che si ricordavano di me, in particolare la suora che dieci anni fa era la responsabile dell’Ospedale dove avevo lavorato e ora è stata spostata al dispensario. Ci siamo incontrate quasi per caso e abbiamo impiegato qualche attimo a riconoscerci, ritrovarsi è stato intenso. Ci ha accolti al dispensario e ci ha aiutati in ogni modo.

Poi c’è l’uomo della frutta, ai tempi aveva perso tutto, anche la famiglia, ora pian piano ha ricostruito la sua vita, ha una bella moglie e vende uno strano frutto rotondo, molto grosso, pieno di aculei fuori ma dolce dentro, di sapore ricorda l’ananas. E poi c’è quell’uomo instancabile e sorridente che portava i pazienti dalla strada in Ospedale ai tempi dell’onda. Ieri ci ha presentato sua moglie, una bella signora molto curata. Ha voluto che lo pungessi credo più per affetto che per il lieve raffreddore che lo disturbava. Abbiamo chiacchierato del passato, del presente ma anche del futuro, con semplicità e naturalezza. Ora a Vailankanni il presente ed il futuro sono realtà possibili. Chiede quando torniamo. Credo ci rincontreremo ad agosto.”