Uscere

di Carlo Moiraghi e Paola Poli
Di giorni che sembrano anni, tutti uguali l’un l’altro nei ritmi e nei modi, lui, un degente nel tempo divenuto l’uscere, qui a Kaligat ne ha passati davvero tanti. Con un grande sorriso ti accoglieva al tuo arrivo, con decisione gestiva gli intrusi. Una lunga stampella ascellare lo sosteneva nello spostarsi. Un incidente, una frattura multipla e scomposta di femore e bacino ne ha segnato il cammino. Vari interventi chirurgici e viti e problemi ortopedici irrisolti. Un intenso dolore quotidiano portato con dignità e fierezza. Oggi, senza scomporsi in saluti nè frasi, sotto il diluvio del monsone, con un longhi quadrettato donatogli dalla suora, con una minima documentazione clinica e il suo pappagallo di plastica che lo aiuta nei momenti difficili, un sacchettino in tutto, ha varcato lui stesso la porta e ha lasciato Khalighat. Sarà accolto in un’altra casa di Madre Teresa, dove pian piano scopriranno la sua gentilezza e i suoi buoni modi. Noi l’abbiamo trattato con l’agopuntura sia in aprile e maggio sia ora, ma in sostanza l’abbiamo aiutato solo un poco. Ciao uscere, ti auguriamo ogni bene.