Milano, Francoforte, notte a Singapore, Dili capitale di Timor Leste, e quasi senza aspettarcelo siamo arrivati.
Siamo nel convento delle suore di Maria Ausiliatrice, vi regnano pace,estrema pulizia e silenzio. Hanno la scuola, l’asilo, i corsi per i ragazzi e ragazze in internato.
Alle 3 i ragazzi iniziano a fare il pane e il profumo pian piano si espande. I galli ben presto cantano. Alle 5 siamo in piedi anche noi. Praticare taichi qui è quasi un sogno.
La luna e le stelle han lasciato il passo al giorno.
Siamo appena sotto l’equatore. Il clima è perfetto. Questa mattina pungiamo in una comunità delle suore, vicino a quella che ci accoglie. Per arrivarci abbiamo percorso strade e stradine apprendendo delle guerre e guerriglie e fatiche e sprazzi di libertà di questo popolo di cui nulla sappiamo. nelle scuole si parla il tetu, il dialetto locale, manca totalmente unità, ci spiega la suora.L’inglese è bandito per i timori dell’aggressione della vicina Australia, così si preferisce al limite ricorrere ai vecchi invasori e parlare portoghese. Unico paese asiatico che fa uso di questa lingua, Timor stenta ad assimilarsi. Un’ultima svolta a destra, una salita breve ma decisa ed eccoci arrivati. Suor Maria, la suora napoletana che ci aspettava, è dovuta andare in ospedale con una bimbetta, per le medicazioni dei gravi postumi di un’ustione totale per la quale la bimba è stata lasciata qui in orfanotrofio anni fa. Qui quasi tutti i bambini hanno ustioni, una volta o quell’altra si scottano col fuoco o con acqua bollente, benché siano in genere messi in capanne a parte. Saliamo al piano di sopra, suor Alma conviene che è meglio iniziare. Per Prime le suore. È stata stilata una lista, iniziamo poco prima delle 9. Alle 12 ci sarà il pranzo e pausa fino alle 14, poi si riprende. Se finiamo presto andiamo a vedere la statua di Cristo in cima al litorale.
Buongiorno Timor. Grazie per l’accoglienza. Grazie per averci chiamati.